Asia: un monsone devasta un’intera regione e il mondo rimane indifferente.

Asia: la tragedia ignorataUn monsone sta devastando un’intera regione del pianeta e l’Occidente sta a guardare con le mani in mano. Soccorsi scarsi, epidemie in aumento, migliaia di morti, 35 milioni di sfollati.

Morti accertati: 330
Morti presunti: oltre mille
Numero di sfollati: 35 milioni
Persone senzatetto: 10 milioni
Epidemie: dissenteria, febbre, malaria
Villaggi inondati: 6mila
Paesi colpiti: India settentrionale, Nepal e Bangladesh

I dati sono inquietanti, i numeri sono spaventosi e la situazione si aggrava di giorno in giorno. Il numero di morti continua a crescere e non è destinato a fermarsi, le epidemie mieteranno altre vittime e la crisi umanitaria è di enormi proporzioni. Eppure l’Occidente gira la testa dall’altra parte. I monsoni che si stanno abbatendo sull’Asia Meridoniale stanno devastando un’intera regione e mettendo in ginocchio milioni di persone. E l’Europa sta a guardare. Le vacanze dei vip e le veline in costume da bagno fanno più notizia, evidentemente. Lo stato più colpito è il Bihar nel nord dell’India. «Quasi tutti fiumi hanno superato il livello di allerta, ma quello che ci preoccupa è l’arrivo di un enorme volume d’acqua dal Nepal vicino» ha detto per telefono il portavoce dei soccorsi da Lucknow, la capitale dello stato. Sono in piena i fiumi Kosi, Rapti, Ghahgra e Gandak che scendono dall’Himalaya dal Nepal verso l’India. I due stati avevano firmato un accordo per la costruzione di dighe sui corsi d’acqua più pericolosi ma i progetti sono rimasti lettera morta. Gli elicotteri dell’aviazione indiana stanno sorvolando le zone inondate lanciando sacchi di farina, zucchero e latte in polvere agli sfollati. Le autorità temono un’epidemia di malaria e di encefaliti. Nel vicino Bangladesh, 120 persone, tra cui molti bambini, hanno perso la vita tra le acque, soprattutto nel nord e nel centro del paese. Oltre il 40% del territorio è sotto l’acqua. In Nepal le Nazioni Unite hanno lanciato un’operazione di soccorsi per le migliaia di persone sfollate. Ma non basta. Giornali e telegiornali ne devono parlare, così come blog e radio. I lettori si devono informare, i governi europei ne devono discutere, gli esperti di cambiamenti climatici devono far sentire la propria voce. Perché non è possibile continuare a fingere che il clima non stia cambiando (e in peggio) e soprattutto non è possibile ignorare una tragedia del genere solo perché lontana chilometri da casa nostra.

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