Ballando con le stelle 4: o la va o la Spaak

Catherine Spaak: ieriEra come una spina senza rosa, un grumo di cattiveria, uno splendido durone da palinsesto curato da un’estetista di Versailles. Diciamoci la verità: Catherine Spaak - da sempre - sta alla simpatia come Luca Sardella alla buona televisione, Homer Simpson alla buona cucina e Antonio Di Pietro a Rifondazione Comunista. Tutto. Tutto nella Spaak, ha sempre brillato d’uno snobismo siderale.

Catherine Spaak: oggiIl suo sopracciglio inarcato da “italiana perennemente di cattivo umore (cioè da francese)” - direbbe Valeria Braghieri - e la sua dizione arrotata pronta sempre ad affilarti una battuta e ficcartela tra le costole; e il viso plasticamente liftato alle asperità della vita; e le amicizie, così altolocate e potenti da far apparire quelle di Colette, Afef e Madame de Stael messe insieme una congrega di orsoline nel dì del santo patrono. Tutto. Tutto, nella figura flessuosa della Spaak, dall’infanzia belga e altoborghese ai matrimoni (tre, ci pare) altoborghesissimi; dai primi film, dalla “Voglia matta” al “Sorpasso” agli eterni salotti televisivi in stile “Harem”( per certi versi un’innovazione, almeno per le prime cento puntate…); tutto, in essa, faceva tambureggiare una sola frase, limpida, scolpita nella storia d’un’Italietta impegnata a tirarsi su le brache e ad arrivare col sorriso a fine mese. E la frase era: “Sono una stronza, e me ne vanto”, convertita, con gli anni e le apparizioni a Porta a Porta in “Sono un po’ stronza e me ne vanto”; ma, insomma il senso era quello.

Ed era proprio per la sua stronzaggine che la Spaak emanava un fascino proustiano, al punto che metà degl’italiani la desiderava (l’altra metà l’invidiava) e noi stessi - nonostante la differenza d’età, ed era parecchia - ne eravamo ferocemente attratti. La Spaak era l’Albertine della Recherce, il sogno d’una generazione perduta (compresa la nostra, ripetiamo, che l’aveva conosciuta attraverso i film di Lattuada e Monicelli). Stava lì, la Spaak: una reliquia d’avorio algida e irraggiungibile sul comò del cinema italiano. Capirete che, oggi, a vederla - come pare - tra i danzatori allegramente fregnacciari del prossimo “Ballando con le stelle”su Raiuno s’infrange un mito.

La Spaak - giusto per fare i gentiluomini - è dell’aprile del 1945; ha l’età della nostra callida madre, insegnante in pensione, che dopo fasti ballerini in età giovanile, ad ogni festa comandata e ad ogni tentazione d’imbroccare - in una casa privata, davanti a un pubblico d’amici - un paso doble, tentenna e ci sussurra: “Ma no, c’è un’età per ogni cosa…”; e si rimette a sedere umettando uno Chardonay, sospirando e lasciandosi avvolgere in una misurata chiacchera da salotto. Ora, la callida madre sarà pure esagerata. Ma pensare alla Spaak inguainata in quelle tremende tutine da ballo che fecero la fortuna di Daniele Interrante e Eleonora Pedron in gara,e in prima serata, e guidata da un giovanotto che per evitarle il fiatone sarà costretto a sollevarla da terra; così, davanti a sette milioni di persone; bè, insomma, saràper noi un colpo al cuore. Che ne direbbe le beau monde? Che ne direbbe la “nonna paterna Marie, prima donna senatore del Belgio”? Che ne direbbero le monache del collegio dove consumò la sua stizzosa adolescenza? Che ne direbbero i suoi fan attempati che da sempre la vedono come Isabella la marchesa degli angeli dei film anni 50 e ora se la ritrovano come una qualsiasi partecipante a Miss Over 50 o alle impietose “Velone” che anni fa Antonio Ricci ci propinò a Striscia? Quella di rassegnarsi alle caldane del tempo e di scivolare sulla china della propria senescenza è una virtù rara. Che spesso, mon cherie Catherine, l’ansia da scomparsa dal piccolo schermo porta a dimenticare…. di Francesco Specchia per TgCom

Tags: 2007, 7, Ballando Stelle 4, fratello, gf, grande, grandefratello

Articoli simili che potrebbero interessarti: