Pina Russo, unica traccia una Punto che sbarca a Genova: telefonino spento da mercoledì sera, senza carte di credito (le odia) e bancomat Vane, finora, le ricerche in hotel e pensioni.

ALGHERO. Pina Russo ha beffato il « » che scruta le traiettorie umane tracciate da password, telefonate e filmati rubati da telecamere piazzate agli angoli di strada. L’ultima immagine della cameriera algherese sparita dalla città catalana martedì pomeriggio, dopo una burrascosa discussione in famiglia, è stata catturata dalla telecamera che sovrasta lo sbarco delle auto al porto di Genova. Otto fotogrammi immortalano la Punto cabrio della ventiseienne mentre esce dal ventre della Janas in arrivo da Porto Torres. Clic, clic, clic, fino a quando l’utilitaria svolta a destra ed esce dalla inquadratura. I carabinieri di Alghero e la Procura della Repubblica sassarese, che cercano la ragazza dopo la denuncia di scomparsa presentata dalla madre, ieri hanno acquisito il filmato realizzato giovedì mattina. Non è certo che alla guida dell’auto ci fosse proprio lei e tuttavia al momento niente fa dubitare il contrario. Poi, nonostante i loro dati siano stati diffusi a tutte le caserme d’Italia, l’auto e la sua conducente sembrano essersi inabissate nel nulla. Non risulta che Pina abbia dormito in nessun albergo od ostello della penisola. La giovane non ha fatto bancomat e neppure la carta di credito. «A mia figlia non piacciono - spiega la madre - e non le ha mai volute». Impossibile rintracciare Pina al cellulare: ha cessato di ricevere e di fare chiamate nel cuore della notte di mercoledì. Pina Russo potrebbe averlo spento proprio per evitare che diventasse il suo guinzaglio elettronico.

Magari la bella algherese non lo sa, ma è proprio questa sua strategia a tingere di giallo un viaggio che potrebbe essere solo una scelta di libertà. Decisione, se decisione è stata, privata e legittima. Forse addirittura, come qualcuno comincia a dire, un bizzarro regalo di compleanno che la giovane donna si è fatta in vista del 15 luglio quando compirà ventisette anni. Sarebbe sufficiente che Pina si facesse viva, che dicesse di essere andata via di sua volontà, e il pm Paolo Piras chiuderebbe all’istante il fascicolo aperto dopo la sua scomparsa. Dopo tre giorni di indagini serrate, il maresciallo Giuseppe Favarolo, comandante della stazione di Alghero, darebbe una pacca sulle spalle a Isa Correddu, la madre di Pina, e le direbbe le cose che si dicono in questi casi a una mamma ferita: «Signora, sua figlia è maggiorenne e può fare ciò che vuole». Poi, per lenire il dolore sbigottito della donna, forse il sottufficiale aggiungerebbe anche «vedrà che presto tornerà». Fino a quando questo non accade, la tensione resta alta. Il punto è esattamente questo: Pina non si fa sentire e il suo silenzio è il detonatore di paure e illazioni e sospetti. Il timore più è che, bellissima e solare ma anche ingenua, come dicono sia, Pina sia caduta nella trappola di falsi amici. Perché pare strano che una lite o perfino la reazione radicale a una situazione familiare complicata non sfumino, dopo un po’, in riflessioni pacate. E da qui in una spiegazione che plachi l’ansia dei senza perché. Intanto, come capita in questi casi, Pina appare ovunque. C’è chi dice di averla vista a Napoli, chi giura stia ritornando con la nave (ma ieri il suo nome non figurava tra i passeggeri in partenza da Genova), chi è certo abbia pianificato la fuga con largo anticipo. Però i suoi documenti di lavoro sono rimasti nell’hotel Margherita, dove Pina Russo ha lavorato fino a lunedì senza mostrare inquietudini. Quindi, non sembra diretta verso una nuova occupazione. All’amica e collega Giovanna, salutata con un sms mercoledì pomeriggio, quando già si trovava a Porto Torres, la cameriera non ha detto niente di significativo. «Ultimamente - dice Giovanna - capitava che Pina dicesse prendo e me ne vado, ma a chi non capita?». A parte questo proposito - comunque una traccia - Pina non avrebbe confidato progetti di fuga a nessuno dei tanti amici algheresi che ora si preoccupano e si interrogano con i suoi fratelli Tano e Francesca. I vestiti della ragazza sono rimasti a casa. Lei aveva in tasca un mese di stipendio, appena ritirato, non certo una cifra per svoltare la vita. L’avventura del viaggio ha tutta l’aria di un colpo di testa, come si dice certa sia stato la mamma di Pina e come sembra far credere l’altro sms della ragazza a un amico: «Addio, vado dove mi porta la nave». Tutto fa pensare che nella penisola Pina ha trovato accoglienza, forse di qualcuno al quale la ventiseienne dal sorriso radioso non ha detto di essere partita sbattendo la porta. Non è escluso che anche Pina ignori il clamore suscitato dalla sua scomparsa, amplificato dall’omicidio di una coetanea a Lloret de Mar in Spagna. Per ora, l’unica cosa certa è che Pina Russo è riuscita a farsi beffe del « ». Questa fuga apparentemente perfetta nel mondo delle libertà di movimento false, perché tutte tracciabili dalla tecnologia, sembra inconcepibile nel 2008. Se la storia sarà a lieto fine, come tutti si augurano, è questa la notizia.

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