Ikea cancella la famiglia normale: rimangono solo Svedesi da legare!
Dov’è finita la normale famiglia all’italiana? Si è trasformata nella reale famiglia all’Ikea.
Voi forse non lo sapete ma all’IKEA ci sono dei tipi che vengono espressamente pagati per montare i mobili che poi mettono in esposizione per far vedere alla gente. Questi qua stan tutto il giorno a montare i mobili e dicono “Che lavoro di merda questo qua tutto il giorno a montare i mobili dell’IKEA due coglioni montare sti mobili dell’IKEA” finché qualcuno non gli dice “Ué ma lo sapete che c’è gente che paga per montarsi i mobili” dell’IKEA? Allora ti rispondono “eh! già eh! già” rincuorandosi al pensiero dell’altrui dabbenaggine. Ed ancora: i mobili dell’ikea sono dei puzzle che vai a casa e li monti e poi ti servono a qualcosa (n.d.r. a differenza dei puzzle) ma ci son dei mobili dell’ikea che vai a casa e li monti e non ti servono a niente e allora li smonti e li metti in soffitta, (n.d.r. se hai la soffitta) e poi ti chiedi perchè li ho comperati? Questa è la filosofia Ikea.
Alla bella stagione non bastano più la rondine sotto il tetto o le gèmmule d’oro sul fico e sul moro. Il suo arrivo ufficiale ha un nuovo araldo: il piccolo catalogo Ikea, quello con la collezione primavera-estate. È il catalogo delle promesse, una prima sbirciatina molto primaverile sul mondo che solo il nuovo, grande catalogo ci spalancherà, a tempo debito. Si amano i cataloghi Ikea. Li si sfoglia mentre si beve il primo caffè, oppure in bagno, e perfino nelle notti insonni ci tengono compagnia. Perché i cataloghi Ikea sono pieni di comunicazioni che non si riducono alle immagini dei vari mobili, ai prezzi e alle diverse combinazioni possibili. C’è qualcosa di più. Negli anni Ottanta si diceva che non basta vendere un prodotto: col prodotto bisogna vendere anche un’idea, un sogno, un desiderio, insomma: un’immagine. Se vendi l’immagine, il prodotto si moltiplica. Se vendi una scatola di biscotti è un conto, se vendi un mulino bianco è un altro paio di maniche. Ma l’Ikea va oltre, perché l’Ikea ci vende il modello di una società completa, in tutte le sue possibili versioni. Non è la società vera, più rugosa e contraddittoria: non lo è da noi e crediamo forse non lo sia nemmeno in Svezia. Ma è stata immaginata così tanto da diventare più vera del vero. Iperreale. È una società pensata da scrittori, poeti, rockstar, cineasti, artisti visivi, politici, sognatori, ideologi, architetti, e piano piano è diventata credenza, libreria, piano cottura, lampada, tavolino, cucchiaio, cornice per le fotografie, pianta grassa, piumone, sedia girevole. È una società perfetta, ecco perché non esiste. Ma può esistere da un momento all’altro perché costa poco. Una visita all’Ikea comporta un pranzo economico e abbastanza gustoso a base di aringa e salmone e lo spettacolo più imprevedibile, perché lì la società illustrata dal catalogo si materializza in carne e ossa, il modello comincia a realizzarsi. Le diverse tipologie umane presentate con rigore tassonomico nel catalogo (del resto un buon catalogo deve sempre catalogare) acquistano corpo. Dunque: un viaggio istruttivo. Ma il viaggio comincia sulle pagine del catalogo. Continua la lettura »
Condividi e/o invia questo articolo
RedazioneGFP :: Nov.11.2008 :: Senza risposta apparente


