La Zeta di Zoro ha colpito ancora
Oggi vogliamo riproporvi un atricolo uscito sul blog di Zoro che certamente apprezzerete nella stessa maniera con cui lo abbiamo goduto noi, non essendo più così facile trovare in rete di questi tempi una certa qualità… e pensare che l’ultima vota che abbiamo parlato di lui era per circostanze ben diverse. Leggetelo e rileggetelo bene vedrete che ne rimarrete entusiasti.
Tempo fa, invitato a dire la mia in un dibattito su social media, varie ed eventuali, ho sentito me stesso affermare provocatoriamente che comunicare con tanti era e resta soprattutto una questione di volontà più che di mezzi, che ora forse è più facile di un tempo, ma che prima di Internet per comunicare con tante persone, volendolo, era sufficiente comprare tanti francobolli. Non ero molto convinto di quanto stessi dicendo, ma quello dei francobolli era un paradosso che mi piaceva. Si parlava moltissimo di Facebook in quel contesto, ma io un account su Facebook ancora non ce l’avevo. Pensavo fosse una cosa inutile e averne la conferma è stato fin troppo facile, tanto che superata la prima settimana di utilizzo pesante dello strumento, sul mio ancora fresco account di Facebook ci torno sempre meno e per cause anomale; oggi, per esempio, ci sono tornato solo perché una vecchia amica mi ha voluto far sapere che sono “hottie”, ma poi ho scoperto che per esserlo davvero devo a mia volta dire a non so quanti altri utenti che sono hottie pure loro e alla fine se qualcuno non sarà hottie come previsto sarà per colpa mia che ho rotto subito sta catena. Comunque, stronzate a parte (e non resta molto), su Facebook mi ci sono messo a cercare persone che non vedevo da una vita e ne ho trovate ben 3 (o “solo” 3, dato l’alto numero di nomi e cognomi della mia infanzia/adolescenza cercati e non trovati che di Internet e soprattutto di Facebook se ne fregano) e poi mi sono messo a cercare persone straniere da far lavorare in Excite, così, più per cazzeggiare che per altro, e la cosa bella è che pochi giorni fa ne abbiamo pure trovata una, col cv giusto, dando improvviso senso anche ad una cosa apparentemente priva di senso come Facebook. Più o meno mentre fingevo ingenuo entusiasmo per i freddi meandri del social online, Anita accompagnava la madre a prendere dalla cassetta della posta una bolletta da pagare arrivata a mio nome. E mentre m’incazzavo perché dal postino arriva solo roba da pagare, Anita s’incazzava perché per lei non c’era niente, e spiegarle che quella che era arrivata a papà era solo una fregatura non serviva a niente, Anita voleva qualcosa anche per lei, lì, nella buca delle lettere. Detto, fatto, la ragazza ha cominciato a ordinare a tutte le zie e nonne vicine e lontane una cartolina, un attestato d’amicizia, un social network da tirare su all’istante, rapido, tangibile, misurabile. La voce s’è sparsa, in famiglia e oltre, e in pochi giorni sono arrivate da tutta Italia tante cartoline quante non ne vedevo nella mia posta dagli anni 80, tutte per la bambina Anita Bianchi. Ovviamente, pur gratificato dalla verifica diretta della mia tesi sul francobollo, ho rosicato. Ora ha più amici lei con la posta di me su Facebook (e lei i suoi li conosce tutti, io i miei no).
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RedazioneGFP :: Feb.15.2008 :: Senza categoria

