FeedburnerFeedbyEmail| About | Privacy Policy | Disclaimer 1,086 Posts pubblicati dal 07/07/2007 | Blog online since 2004
Pagina 1 di 1«

Il reality targato Endemol si tinge di verde sposando il progetto di Ecologos dedicato alla riduzione dei rifiuti alla fonte

Il reality targato Endemol si tinge di verde sposando il progetto di Ecologos dedicato alla riduzione dei rifiuti alla fonte.

Grande Fratello 2009: un inquilino d’eccezione nella casa. Il suo nome? Si chiama “detersivo sfuso”! E così il reality targato Endemol si tinge di verde sposando il progetto di Ecologos dedicato alla riduzione dei rifiuti alla fonte. Produrre meno rifiuti è possibile. Da quest’anno anche nella casa del Grande Fratello. Dopo 6 anni dal suo esordio in Piemonte, Riducimballi, il progetto di Ecologos dedicato alla riduzione dei rifiuti alla fonte approda nella casa più famosa d’Italia che quest’anno punta su attualità ed ecologia. La Casa proposta sarà un esempio per gli italiani che sempre più intensamente scelgono di vivere in modo ecosostenibile, ecco dunque una costruzione ispirata alla bioarchitettura, con materiali e soluzioni per la climatizzazione naturale, per risparmiare energia e con un occhio di riguardo ai rifiuti. Gli abitanti della casa del GF avranno quindi un inquilino speciale: il distributore di Detersivi Sfusi. Tre prodotti a disposizione a marchio Ecogoccia: lavapiatti, lavapavimenti e detersivo per il bucato prodotti dalla Solbat, azienda toscana che per prima in Italia si è impegnata nella vendita sfusa attraverso i distributori automatici nella grande distribuzione. Grazie a questa iniziativa la riduzione dei rifiuti alla fonte si è tradotta in azioni concrete e coinvolgerà gli inquilini che da qui a 100 giorni saranno i più osservati d’Italia.

I rifiuti hi-tech europei inquinano il mondo

È un quadro desolante quello che esce dall’ultimo rapporto globale di Greenpeace sui rifiuti dell’alta tecnologia, un coacervo di materiali tossici e plastiche dismesse che transita per la gran parte in circuiti poco noti o del tutto sconosciuti, e spesso finisce nei paesi in via di sviluppo, che talvolta ne accettano l’importazione per disperazione o non hanno gli strumenti per impedirla. Persino l’Unione Europea, che ha varato regole più severe di altre aree del mondo, nei fatti non sa che fine fanno il 75 per cento dei rifiuti hi-tech che produce.

E se i produttori di tecnologia europei, direttamente tirati in ballo dalle direttive europee, non si fanno sfuggire nulla su quello che stanno facendo, pure quello che sfornano tende a finire in Africa e in Asia, mettendo a rischio salute, sicurezza e ambiente. “Sono i lavoratori asiatici, costretti a disassemblare questi prodotti a mani nude, i più esposti alla miscela dei composti chimici tossici contenuti nei rifiuti elettronici - spiega Greenpeace - Per non parlare dell’inquinamento arrecato all’acqua, all’aria e al suolo, non solo in corrispondenza dei cantieri di lavoro ma anche nelle aree limitrofe”. Il rapporto Toxic-Tech: non nel nostro cortile spiega che negli Stati Uniti i rifiuti desaparecido quando si viene all’elettronica arrivano all’80 per cento del totale. Se si pensa che secondo l’ONU ogni anno vengono prodotte tra i 20 e i 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, il quadro del disastro ambientale risulta evidente. Il problema è che di molti rifiuti tecnologici si perdono le tracce.

Pagina 1 di 1«